Nomadi digitali si diventa… o no.

Breve (mica tanto) analisi del nomadismo digitale e un paio di consigli.

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Ho scoperto la filosofia di vita dei “nomadi digitali” qualche anno fa. Avevo lasciato l’università cedendo alla tentazione del vile denaro.

Nonostante non mi sia mai veramente pentito della scelta fatta (mi sono pentito di non essermi laureato, ma non di aver lasciato architettura), ho subito iniziato a provare insofferenza per la gabbia d’oro (che tanto dorata non è) che la vita da consulente informatico dalle 9 alle 17, 5 giorni su 7, aveva creato intorno a me.

Avevo da subito capito che, nonostante sia socialmente accettato da qualche secolo, lavorare 40 ore alla settimana e “vivere” solo qualche ora alla sera e al weekend era decisamente sbagliato. Non ha senso.
Da subito ho compreso che non siamo nati per lavorare e gestire la vita in base al lavoro, ma il contrario. Dovremmo vivere la maggior parte del tempo e dedicare qualche ora alla settimana al lavoro.

I nomadi digitali

Andando oltre il mio mondo utopico che ho in testa, mi sono subito scontrato con la realtà: a meno di rare eccezioni e condizioni particolari, non è possibile vivere in questo modo. Cercando online possibili soluzioni per viaggiare e scappare dal mio paesino brianzolo, ho scoperto il nomadismo digitale.
Gente che lavora grazie al web, e che può farlo da ogni parte del mondo. Fondamentalmente un laptop e una connessione wifi sono il minimo necessario per lavorare.

Wow!

Questo è ciò che più si avvicina al mio modo di vedere le cose dal punto di vista lavorativo. E non è finita qui!
Generalmente un nomade digitale che sceglie questa vita, è una persona che non ha bisogno di niente. Tutto il superfluo viene eliminato, il minimo indispensabile viene infilato in uno zaino e si viaggia per il mondo.

Niente casa, mobili, auto, mutuo, bollette, elettrodomestici, riunioni di condominio, traffico alla mattina, prezzo della benzina che sale, tv ultrapiatta che si rompe e tutte le altre rotture di palle della vita socialmente accettata come “normale”.

Un nomade digitale (d’ora in poi ND) non ha bisogno di tutta la robaccia che ognuno di noi ha in casa e che ha comprato solo perché “doveva”. Una volta che l’ND ha soddisfatto i suoi bisogni primari, cerca solo quello che lo rende contento. E spesso non si parla di cose materiali, ma bensì di esperienze. E qui arriva il viaggio.

Un ND è appunto nomade. Senza casa, gira il mondo godendo delle meraviglie di questo pianeta.

Ad oggi devo dire che il termine “nomade digitale” è un po’ abusato. Complice il fatto che il fenomeno si sia diffuso a macchia d’olio e che la filosofia pura e cruda del nomadismo digitale sia stata strumentalizzata per meri interessi economici e di marketing.

Credo che più di qualcuno si sia riempito le tasche vendendo corsi ed ebook su come diventare ND. Ma si può insegnare uno stile di vita, un modo di essere e di pensare? Non credo.

Come si diventa nomadi digitali — il concetto di nomadismo digitale

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E qui è partita la mia seconda ricerca.

I modi sono diversi, ma tutti legati al web.
Non sto qui ad elencare i lavori che permettono una vita “location indipendent”, ma i primi spiragli che ho trovato sono stati il blogging e il web-copywriting.

E insieme ai primi spiragli ho preso anche le prime nasate contro un paio di muri.

Se tecnicamente è molto semplice trovare un lavoro da fare completamente online, bisogna considerare il problema domanda-offerta.
Non conosco i numeri, ma ti assicuro che tutti i web-copywriter, blogger, SEO specialist, community manager & co. sono talmente tanti che se domani decidessero tutti di fare una rivolta globale metterebbero in ginocchio il pianeta in meno di 24 ore.

E ovviamente, quando l’offerta è così tanta, scatta anche la guerra al ribasso. Ormai su siti come freelance.com o UpWork riesci ad avere un pezzo scritto in meno di 24ore a pochi centesimi o a pochi euro.

Roba che se mi fermo ad un semaforo a lavare i vetri guadagno il triplo di un aspirante copywriter su upwork.

Ovviamente tutti gli amici nomadi digitali che per caso stanno leggendo questo post si staranno rivoltando nelle loro sdraio a Chiang Mai.

Mi sembra abbastanza ovvio che se una persona ha bisogno di un lavoro fatto con serietà e professionalità si rivolgerà di certo ad un copywriter professionista che ha ben altre tariffe.
Con questo non voglio sminuire le professioni “del web”, ma voglio solo descrivere quello che un aspirante ND si trova davanti.

Come è scritto in centinaia di post in centinaia di blog dedicati al nomadismo digitale, ho compreso che bisogna davvero lavorare su se stessi all’inizio, prima di cercare un lavoro.
Un lavoro non vale l’altro, e non bisogna cercare solo un mestiere che permetta di lavorare da una spiaggia thailandese. Bisogna capire innanzitutto se una vita da nomade digitale è nelle tue corde o meno.

Scegliere questo stile di vita non è cosa che si fa in due giorni. Come detto, è un vero e proprio stile di vita, una filosofia. Un cambio radicale se sei un colletto bianco che legge questo post dal cinquantesimo piano di un palazzo d’acciaio di una grande città.
Devi averla un po’ dentro questa cosa del vivere con il minimo indispensabile. Devi sentirti a tuo agio a non avere una casa, una macchina e il tuo televisore ultrapiatto.

Per te è meglio un falò su una spiaggia o una serata rilassante sul divano con un bicchiere di vino in mano? Ti viene il mal di pancia al solo pensiero di vendere la tua bella auto e di non possedere più una? Non ti alletta l’idea di chiamare casa ostelli, stanze condivise e case solo momentanee e di non avere più un tuo nido che sia tuo soltanto? Pensi alla pensione come ad un traguardo da raggiungere?

Pensaci molto bene, perché se deciderai di intraprendere il nomadismo digitale dovrai vendere divano, vino, bicchiere, auto, casa e scordarti la pensione.

Sei disposto a spogliarti di tutto?

E già qui abbiamo la prima scrematura.

Vero è che un ND non deve per forza viaggiare per sempre. Qualcuno potrebbe dire “io non voglio viaggiare, voglio solo lavorare da casa mia senza andare più in ufficio”.
Va benissimo, ma allora non sei un ND ma un lavoratore remoto, che filosoficamente e concettualmente (e anche praticamente) parlando sono due cose diverse.
Qui stiamo prendendo in considerazione la filosofia del nomadismo digitale.

Diventare nomadi digitali — quale lavoro fare?

Dopo aver compreso che il nomadismo digitale faceva parte di me da molto tempo prima la scoperta della sua esistenza, ho iniziato a fare degli esperimenti.

E le ho provate tutte: autore di ebook, web-copywriter, blogger, giornalista online, creare landing-page… ho provato anche ad aprire un e-commerce.

Poco dopo ogni progetto falliva. Ma il problema più grande non era il sovraffollamento di copywriter o il mondo del lavoro freelance brutto e cattivo. Il problema ero io.

Dopo diverso tempo ho compreso che la scrittura è per me un piacere, e in quanto tale non posso piegarlo al servizio del marketing. Se una cosa non mi interessa, non riesco a scrivere se non con un estremo sforzo.
Ammiro chi mette a servizio la propria penna per qualsiasi cosa e riesce a farlo bene e con piacere, è una dote che io non ho.

Quindi sono ripartito di nuovo da me, e ho cercato di capire cosa so fare, cosa faccio attualmente (a lavoro per esempio) e come i miei interessi di una vita mescolati con tutto quello che sono oggi potevano aiutarmi a sganciarmi dalla scrivania.

Dopo aver fatto il consulente informatico sono diventato un fotoriparatore (riparo attrezzatura fotografica).
Dopo diverse analisi di me stesso, delle mie capacità, delle mie competenze e dei miei interessi (e dopo innumerevoli esperimenti) sono approdato alla programmazione (questa fase è durata forse più di un anno). Che, guarda caso, da anche la possibilità di lavorare completamente da remoto.

Ed è qui la svolta, non ho cercato un lavoro qualsiasi che mi permettesse di lavorare da remoto. Quando ho smesso di cercarlo, l’ho trovato in maniera naturale.

Quindi il primo consiglio è:

Smetti di essere ossessionato dal trovare un lavoro da nomade digitale, ma prima comprendi se sei già un nomade digitale dentro. Poi incriocia i tuoi veri interessi e le tue vere capacità. Il lavoro arriverà da solo come un’illuminazione.

Cosa sto facendo adesso per diventare nomade digitale

Beh, sto iniziando un apprendistato di tre anni per diventare web-developer.

E non è tutto.

Ho già iniziato ad applicare il concetto di “minimo indispensabile”, dal momento che sto passando da un lavoro full-time con uno stipendio normale, a un apprendistato pagato letteralmente “il minimo indispensabile”.

Poco male, si farà di necessità virtù e si inizierà a elimiare il superfluo.

Quello che posso dirti è: non avere fretta. Nomadi digitali non si diventa da un giorno all’altro. Io ci ho messo qualche anno per scoprire e comprendere la filosofia dei nomadi digitali e più di un anno soltanto per capire cosa faceva per me. Ora mi aspettano altri tre anni di lavoro. E non so quanti anni passeranno ancora, prima di diventare completamente location indipendent.

Assimila e comprendi il fatto che un cambiamento del genere necessita di molto tempo e di molto lavoro.

Conclusioni e riflessioni sul nomadismo digitale

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Ho sempre odiato chi dice “questa cosa o ce l’hai o non ce l’hai”, autoposizionandosi all’interno di un elite, dicendo tra le righe “poveracci voi che leggete che non avete questo dono, al contrario di me che sono dotato di un talento dalla nascita e predestinato al successo”.

Secondo me il talento, almeno nella moderna concezione del termine, non esiste. Se vuoi fare una cosa la fai, altrimenti no. Esistono degli interessi semmai. Ciò che interessa molto a me non interessa a te e viceversa.

Avere talento, per me, significa soltanto avere un fortissimo interesse per qualcosa, tanto forte da sacrificare, con piacere e non con frustrazione, altre cose pur di applicarsi in ciò che ti interessa. E dopo un sacco di pratica ed esercizio fatto con estrema passione, diventi un grande in quella cosa.

Detto questo, penso che tutti possano diventare nomadi digitali. Ma ci deve essere il talento, come lo intendo io. Se non hai un enorme passione per questo, non ci riuscirai. Se per te non è una delle cose più importanti, non ci riuscirai. Se non sarà una tua priorità, non ci riuscirai (ma il discorso vale per qualsiasi campo).

Devi essere quindi estremamente sincero con te stesso, e capire quali sono le tue priorità. Senza vergognartene.

Se riflettendoci scopri che in realtà questa cosa del diventare ND è solo moda e che per te la tua auto è importante e che in fondo due settimane in villaggio all’anno ti bastano, non c’è assolutamente niente di male. Non sei nè migliore nè peggiore di un ND. Ognuno ha i suoi interessi nella vita.

In più, devi tornare con i piedi per terra. Lo so che stai già sognando te stesso su una spiaggia con un bel macBook Pro pieno di adesivi hipster mentre scatti una foto alle tue infradito e la posti su instagram con l’hashtag #digitalnomadlife.

Una vita del genere implica per forza di cose accettare dei compromessi, che non sempre possiamo/vogliamo fare. Se sei single e selvaggio, e non ti importa di avere una famiglia vai pure. Ma se una famiglia la vuoi, e hai una/un compagna/o che non condividono la tua “passione” per il nomadismo?
Se la tua metà ha altre grandi passioni e interessi ma che implicano un lavoro “stabile” geograficamente parlando, che fai?
Se vi spaventa il fatto di iniziare un percorso di home-schooling con i vostri figli? Se i vostri figli non stanno bene e si ammalano mentre siete su un isola sperduta delle filippine?
Non voglio fare l’uccello del malaugurio, ma pensa a tutte queste cose. Cose reali, che vanno oltre il sogno di una vita in spiaggia.

Io non so se sarò mai un nomade nel vero senso del termine. Magari sarò un nomade “sedentario” o non sarò nomade affatto. Ci penserò a tempo debito.
Ora vivo il presente e prendo ciò che mi da ora. Il futuro arriverà.

Prima che agli occhi degli altri, diventa nomade digitale dentro, ai tuoi di occhi. Se sarà la tua strada lo capirai.

Questo è il mio ultimo consiglio, che ti do e che mi do, per diventare nomade digitale.

I am nothing but an observer. Forever grateful to be born in the digital age. Italian based in Germany.

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